ESCLUSIVO: Il campione del mondo Candela parla delle chance della Francia e della responsabilità di Mbappé
Alcuni Mondiali non finiscono mai. Per Vincent Candela, quello del 1998 è uno di questi: ogni anno sembra di riviverlo insieme ai protagonisti di quel primo, indimenticabile trionfo francese: "Era un gruppo fantastico: ci vediamo ancora ogni anno!"
Come una famiglia: e proprio come accade nelle famiglie, quando ci si ritrova, il tempo sembra non essere mai passato, anche a distanza di anni. Eppure sono passati 28 anni da quando l’allora terzino della Roma sollevò la Coppa del Mondo verso il cielo di Parigi davanti al suo popolo.
Oggi, a 52 anni, Vincent Candela guarda al Mondiale 2026 con la serenità di chi conosce già la sensazione, da entrambi i lati della barricata.
A pochi giorni dall’inizio di una competizione che, per la prima volta nella storia, si svolgerà in tre paesi diversi, Messico, Stati Uniti e Canada, l’ex difensore parla in esclusiva a Flashscore.
E il suo racconto inizia, inevitabilmente, con quell’estate del 1998, quando gli occhi di tutto il mondo erano puntati sui Bleus di Jacquet.
"C’era tensione," ricorda, "ma soprattutto una voglia matta di giocare quel Mondiale, di essere lì davanti al mio popolo francese. Una grande tensione, ma anche un’emozione fantastica. Giocare un Mondiale a 25 anni era già qualcosa di fenomenale per me: mi sono goduto ogni momento, dall’inizio alla fine."
In quel torneo, Candela giocò una sola partita, contro la Danimarca, ma decisiva: garantì alla Francia il primo posto nel Gruppo C.
Vincent fu comunque un elemento essenziale di quella squadra vincente: "Il mio ricordo più bello è la grande fiducia che c’era tra di noi: anche se avevo giocato pochissimo, c’era una credibilità incredibile all’interno del gruppo.
"Abbiamo affrontato i quarti e le semifinali a testa alta, petto in fuori, esattamente come dovrebbe fare una nazionale come la Francia – e lo facevamo anche da padroni di casa. La fiducia è fondamentale in un gruppo, anche per chi gioca meno, purché creda nei compagni."
Questa volta il suo ruolo è diverso. Può guardare la Francia da spettatore, non da protagonista coinvolto, con maggiore leggerezza: "Per lo spettatore non c’è pressione. Oggi posso semplicemente pensare: che vinca il migliore.
"Sono francese, ma ho amici dappertutto – Italia, Francia, Brasile. Spero che vinca chi vive davvero per lo sport. È così che la vedo oggi: questa è la differenza tra giocare ed essere un tifoso, uno spettatore."
Quando si tratta di analizzare le prospettive della squadra di Deschamps, però, Candela non ha dubbi: "La Francia, a mio avviso, è favorita e raggiungerà comunque le fasi finali, proprio come ha fatto negli ultimi due Mondiali.
"Hanno una rosa di altissimo livello. Ci sono state alcune esclusioni nella selezione della squadra, ma è normale quando hai così tanti giocatori forti: fa parte del gioco."
Essere i favoriti, però, non è sempre facile da gestire in una competizione dove tutto si decide nello spazio di un mese: "È vero che tutti vedono la Francia in finale, ma quando sei forte, è giusto che sia così.
"La pressione è normale, anche se all’allenatore non piace, perché si potrebbe diventare compiacenti. E il Mondiale non lo permette."
Candela lo sa fin troppo bene, avendo vissuto il 2002, quando i campioni in carica, che detenevano anche la corona europea, non superarono la fase a gironi, eliminati dalla Corea del Sud e da un Senegal alla loro prima apparizione assoluta: un crollo che il calcio ricorda ancora come uno dei più scioccanti della storia recente.
Proprio come allora, il Senegal si trova di nuovo nel girone della Francia nel 2026, insieme a Norvegia e Iraq. "Il Mondiale non è mai facile. Fa parte della bellezza del calcio," dice Candela, e in quelle parole c’è tutta la consapevolezza di chi sa che le previsioni, in un torneo come questo, hanno un limite.
Parlare della Francia porta inevitabilmente a Kylian Mbappé, la stella di una rosa piena di giocatori eccezionali. Candela ne parla con equilibrio, senza adulazione né sconti.
"Se devo fare un nome importante, dico ovviamente Mbappé, anche se non ha avuto una grande stagione al Real Madrid. Ma è un giocatore che fa la differenza. Mi aspetto che si prenda la squadra sulle spalle e porti la Francia in finale insieme all’allenatore."
Accanto a Mbappé, nel pensiero di Candela, c’è un altro nome che menziona con grande entusiasmo, anche perché gioca per "sua" la Roma: "Ho grande fiducia in Koné: ha avuto una stagione brillante. Secondo me può ancora crescere in termini di gol e assist. È un giocatore che prende in mano il centrocampo, e questo fa tutta la differenza."
Poi c’è la questione di Didier Deschamps. 13 anni sulla panchina della nazionale, un Mondiale vinto, una lunga e fruttuosa carriera che si avvicina al capitolo finale. "Con Deschamps, mai dire mai. È la sua ultima avventura, ma dopo 13 anni sarebbe meraviglioso se si concludesse con una vittoria!"
Candela ha anche idee chiare sugli avversari più probabili a dare filo da torcere ai Bleus: "I rivali che la Francia dovrebbe temere sono sempre Argentina, Brasile e Spagna. Queste tre squadre, a mio avviso, raggiungeranno le semifinali."
Sul Brasile in particolare, c’è una storia legata all’allenatore italiano che Vincent conosce bene: "Sono curioso di vedere il Brasile di Ancelotti. L’allenatore è stato un genio per tutta la carriera, ma allenare una nazionale è un’altra cosa, soprattutto quando non è il tuo paese."
E poi c’è il paragone che salta fuori ogni volta che si discute della grandezza francese: Zinedine Zidane contro Mbappé. Candela lo stronca sul nascere, senza giri di parole. "Zidane lo ha vinto per noi nel 1998 con un meraviglioso gruppo di giocatori e rimane uno dei cinque più grandi di tutti i tempi: quindi il paragone con Mbappé non è ancora possibile.
"È vero che l’attaccante del Real Madrid ha vinto nel 2018 (e spero che vinca di nuovo nel 2026!), ma mi aspetto che prenda saldamente la squadra in mano e porti la Francia in finale, insieme a Deschamps."
Quando gli chiediamo se ha un consiglio per tutti i giovani calciatori che partono per un Mondiale per la prima volta, non esita. E il consiglio non è né tattico né tecnico: "Il consiglio che darei è di godersi il viaggio. Sì, l’obiettivo è vincere, ma in un’avventura come questa si può imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.
"I giocatori entreranno in contatto con culture diverse, attraverso Messico, Stati Uniti e Canada. Devono godersi questo Mondiale e crescere sia come calciatori che come persone, perché non si smette mai di imparare."
L’ultima domanda non può che essere una previsione. E anche qui, Candela non esita, anche se c’è un pizzico di dubbio: "Chi alzerà il trofeo sotto il cielo di New York? Francia o Argentina."
E quella finale sarebbe una rivincita della finale del 2022 in Qatar, quando la Selección di Lionel Messi ebbe la meglio: lo stesso Messi che quest’anno giocherà il suo ultimo Mondiale.